How Do You Feel Today? · Stories

2019 Cinderella

No, Cenerentola.

Non ti hanno restituito la scarpetta. Non l’hai neppure persa, diciamo la verità. Hai riportato a casa i tuoi Dr. Martens consumati e sporchi di fango, come mille altre volte.

Ma questa volta era diverso, non è vero? Questo era il Gran Ballo. Non hai perso la scarpetta di cristallo, né il telefono né i documenti, hai messo tutto nella tua tasca interna e la giacca l’hai tenuta d’occhio in ogni momento. Impari dai tuoi errori, alcune volte. Ma a non illuderti non impari mai.

E non imparerai mai. Perché in fondo vuoi sbagliare, non c’è cosa più dolce che sbagliare, anche se poi passi la tua vita con il sapore amaro dei tuoi errori sulla punta della lingua.

Sei stata sempre tu, in fin dei conti, la tua matrigna, la tua piaga, la tua croce. Ti sei chiusa in una gabbia di paure ed al tempo stesso di aspettative. Fin da piccola ti sei costretta a lavare i tuoi panni sporchi in una coscienza troppo annacquata che non riuscivi mai a tenere pulita. E a portare fardelli pesanti, sempre più pesanti, ogni anno che passava. È vita questa? Te lo sei chiesta ogni giorno per anni. Come tutti hai aspettato il giorno della rivalsa, il momento in cui magicamente il mondo si sarebbe accorto di te, del tuo valore, delle tue potenzialità e ti avrebbe aperto le sue porte. Quante volte hai sognato ad occhi aperti il momento in cui avresti dispiegato le tue ali verso un orizzonte di luce e salvezza.

Ma gli anni passavano e le porte restavano lì. Ogni tanto qualcuna l’hai varcata, Cenerentola, ma non è stato facile. Hai dovuto sfondarle a spallate, quelle porte, combattendo quasi sempre contro te stessa, e la maggior parte delle volte, là dietro, non c’era ciò che speravi di trovare. Ma cosa ci avresti voluto trovare? La Fata Madrina, forse?

Non c’era. Non arrivò mai.

In compenso arrivarono alcune possibilità, e così il vestito buono e le scarpe eleganti te le sei comprate da sola. Li hai presi a buon mercato e non molto scintillanti, ma erano tuoi, te li eri guadagnati, e ne andavi fiera. Quanti giorni a compiacerti di quei tacchi nel riflesso di una vetrina! Muovevi i tuoi primi passi in società, le altre arrivavano in grandi carrozze tirate dai più eleganti cavalli, tu invece arrivavi con la metro e quasi sempre in ritardo, ma eri lì. Alcuni ti Vedevano per quello che eri. Pochi, davvero. Ma sarebbero bastati. Eppure nonostante il vestito buono e un sentiero che iniziava a delinearsi, ancora qualcosa non andava. I topini sussurravano che quella non era la tua strada, avevi bisogno di altro. E quindi Cenerentola cara sei andata via. Hai fatto i bagagli, preso le tue quattro cose, hai lasciato indietro anche le scarpe belle e i pochi gioielli.

La tua prigione, però, te la sei portata dietro.

Ci sono stati altri balli, altri pretendenti. Nonostante le tue umili origini eri riuscita a cucirti addosso delle iniziali che ti davano un tono, una lettera scarlatta, e così qualcuno si incuriosiva, si avvicinava. “Posso avere questo ballo?”. Ti concedevi sempre, convinta com’eri che nessuno ti avrebbe mai invitata, e quando succedeva ti sentivi quasi benedetta. Lo eri?
Quei balli ti stancavano. I cavalieri avevano l’armatura ammaccata, e tu eri senza forze. Sei una ribelle, Cenerentola, e questi comportamenti non si addicono ad una ragazza. Sei in fuga da così tanto che non sai più quale posto si chiama casa, in quale lingua augurare una buona giornata, a quale re devi fare la reverenza. E come d’incanto ti sei ritrovata una mattina fuori da un club guardando l’Africa, schiacciando una pastiglia di ecstasy e preparando due botte, entrambe per te, con uno sconosciuto a cui hai raccontato di essere lesbica. Lui se n’è andato e da quel ballo e da molti altri ancora ci sei tornata da sola.

Sono tempi bui per i sognatori. E la Fata Madrina è andata in pensione senza avvisarti.

 

 

Arrivò un giorno, o meglio una notte, un principe nero. Si presentò come ad un principe non si conviene. E come una poco di buono, gli apristi le porte di casa. Per anni avete vissuto di corrispondenza sporadica e di incontri segreti nel cuore della notte: lui era un cavaliere dimezzato alla ricerca del suo trono e tu troppo sbiadita per vedere. Disegnavate cerchi di fumo per perdervici in mezzo. Che fosse un principe a volte nemmeno ci credevi, fino a che un giorno si presentò sul suo bianco destriero. Ti invitò al ballo. Accettasti.

Era il Gran Ballo, e tu, proprio tu, Cenerentola, ci eri andata con il quarterback.

Ti faceva sentire importante varcare l’atrio del castello al braccio di questo principe nero con il quale hai tessuto un intreccio di ricordi a maglia larga per un numero incredibile di giorni distratti. Era sempre stato facile trascorrere le nottate chiusi in mansarda a contare le stelle sul soffitto, o appartati agli angoli delle strade ad assorbire il freddo. Era anche stato facile rifugiarsi in mezzo alle folle e far finta di non essere connessi. Nessuno si accorgeva che forse c’era qualcosa di diverso che legava voi e poi vi legava a tutti gli altri. Passava il tempo e diventava sempre più chiaro ma solo a voi due. 

Finché era arrivato il giorno. La notte. Poco preavviso, preparativi mai adeguati. La pressione di salire, per una volta, gli scalini della reggia ufficialmente in coppia. Ma lui era un principe per davvero e tu, da sempre, una lega di metalli minori.

Ormai queste occasioni erano più guerre che giochi, ballare una resistenza ostinata, e tu stai imparando a combattere fino alla fine. E ad aprire gli occhi. Niente cavalli, niente carrozze, niente palazzo. Solo chilometri, sterpaglie e capannoni occupati in aree industriali. Solo la cassa e le mani che hanno bisogno di calore umano ma trovano la plastica. Niente salone da ballo ma il cemento rovinato e le luci psichedeliche. Hai incontrato anche Alice, sottocassa con il caschetto blu ed il coniglio bianco sempre accanto, lei bellissima, lui sfocato. Si volava alto ma le vostre traiettorie, per la prima volta, differivano. Faticoso tenersi insieme, ognuno con i propri pezzi difettosi. E dire che sono sempre stati lì. Niente lenti, niente applausi, niente cocktail di benvenuto.
Privilegiata.
Niente bacio un attimo prima della mezzanotte. 

Devi tornare a casa. Le senti? Le campane stanno battendo i 12 rintocchi e se non ti affretti a rientrare tutta la magia finirà.
Tutta la magia…. Finirà?

Ma bambola mia… Tutto questo è spaventosamente reale. Sono le 12 ma di mattina, la luce è ormai alta e del castello non restano che un mucchio di rovine. Agli invitati si è sciolto il trucco ma la resistenza va avanti ad oltranza. Con il sole tutto torna vero e ti avvicini nuovamente a questo pianeta. Sono tutti inciampati, tutti siete caduti. Solo il tuo cavaliere è ancora in piedi, e tu, che sei scivolata per troppa poca presunzione, con un ginocchio sbucciato riprendi posto al suo fianco.

Lui ti guarda e tu lo vedi.

Cenerentola, lo sai che sei da sola. Allaccia le scarpe, raccogli le ossa ed i cocci di cuore, è ancora tutto lì e più caldo del solito, basta prendertene cura e torna a posto. Rimetti la giacca, il cappuccio, gli occhiali da sole per coprire i colpi all’autostima e vai a casa. Qualunque essa sia stavolta.
Il principe nero ti prende la mano e tu te ne vai.

E tutto è così perfettamente caotico.

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