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(Non Può Essere Sempre Un) Buon Natale Per Tutti

Il Natale è una delle tante contraddizioni dei nostri tempi, non so se la più grande, ma di sicuro la più scintillante.

Io appartengo a quella folta schiera di individui comunemente definiti Grinch, che dichiarano di odiare il Natale e alla prima ” All I Want For Christmas Is You ” (generalmente metà settembre) vanno a vomitare. Incompresi dagli amanti di queste festività, manifestiamo sempre il nostro scontento quando si tratta di comprare regali, ma anche riceverli, vestirsi a tema e tutte le cose generalmente considerate “tradizionali” e per questo belle.

Ebbene, la vera verità in molti casi è che anche a noi piace il Natale, ci piacciono le lucine e gli alberi e gli addobbi. Magari le canzoni, quelle no per davvero, ma tutto l’immaginario che c’è dietro al Natale ci piace e ci fa ritornare indietro a quando eravamo piccoli, l’attesa di Babbo Natale, la messa di mezzanotte, il panettone e il tè caldo (perché il vin brulé era per gli adulti). I regali scartati e le battaglie con le palle di carta, la neve che se arrivava proprio il 25 consacrava definitivamente quel giorno a “magico Natale”, e tutti i cartoni animati nel pomeriggio.

Ma purtroppo noi Grinch molto spesso fuggiamo da questa festività per un motivo in comune, ovvero perché alle spalle abbiamo una famiglia disastrata, composta da persone squinternate o ancora peggio, una famiglia alle spalle non ce l’abbiamo proprio. E il cozzare dell’immaginario natalizio, i pranzi senza fine con un milione di parenti, marmocchi che corrono, adulti che brindano, nonni che ridono e cucinano, con la realtà, rende questo periodo dell’anno molto duro da sopportare.
Nella mia personale esperienza, all’inizio il Natale era davvero così: c’erano tutti i parenti, la tavolata era lunga, c’erano gli zii, i nonni. Cugini non ne ho mai avuti, fino a quando è nata l’unica cuginetta. Da lì quella coppia di zii ha smesso di venire alla cena, se ne stavano in Svizzera, mandavano gli auguri, dopo un po’ neanche più quelli. Poi è stato il turno di mio padre, che si è risposato e non l’abbiamo più rivisto. La morte del nonno ha lasciato vuoto anche il posto a capotavola. E poi litigi, vendette, ripicche, nella famiglia si formano crepe che non si riparano più. È finito il tempo dei lunghi pranzi, dei cenoni, e gli ultimi anni hanno spazzato via anche le poche tradizioni rimaste. Io e mio fratello ci siamo messi a lavorare il giorno di Natale per evitare questo strazio, ma le luci ci sono, gli addobbi appaiono, le canzoni matalizie risuonano ancora nelle piazze. Beati quelli che ancora riescono a farsi trasportare dalla magia del Natale, beati voi che, anche se un po’ scazzati perché qualche guaio c’è sempre, vi potete godere qualche ora in compagnia della vostra famiglia.

Ma a noi Grinch lasciateci stare, non rimproverateci per i nostri malumori. È che Babbo Natale non può arrivare da tutti, passa il tempo e la notte della vigilia è sempre più corta. Siamo stati bambini cattivi e non ci becchiamo nessun regalo. Siamo forti, dopo Capodanno ce lo saremo dimenticati. Solo in questo periodo, sopportateci un po’ di più, non siamo solo dei guastafeste e presto torneremo nuovi, fino al prossimo Natale.

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