How Do You Feel Today?

One Year After: Are You Happy Now With All The Choices You’ve Made?

Ore 3.55, Bordeaux. Sono sola nella sala comune (ma quanto fa Harry Potter tutto ciò?), il vecchio che non fa altro che tossire per fortuna se n’è andato presto e anche i due professori della scolaresca sono andati a dormire.

Mi mancano ancora tre ore a finire il turno di notte, ma se non altro il nervosismo che mi ha accompagnata per tutta la giornata sta scemando. Ho fame. Oddio, non è proprio fame, è più voglia di mangiare. Mi cucino due uova con della pancetta e mi faccio tostare del pane. Erik, l’oracolo, sarebbe fiero di me: mi ha scritto una dieta ingrassante per farmi prendere 5 chili. Il problema vero è che i fine settimana sono sempre in sbattimento, corro da una parte all’altra, lavoro troppo, vado a ballare un sacco di musica figa e non dormo mai. D’altronde uno deve fare delle rinunce, le giornate sono fatte solo di 24 ore.

Oggi c’era il sole, ma io mi sono svegliata in ritardo dopo un’ora e mezzo di sonno (ma perché sto facendo tutti questi orari?) per andare al mio terzo lavoro (due ore a settimana, 20 euro, niente di più ma non me la sento di lasciarlo perdere) e ho iniziato la giornata con paranoie a colazione, pranzo e cena. Non capita spesso, ultimamente, che io mi trovi di umore talmente nero, ma quando succede mi sento così sola. L’unica persona a cui confido una microscopica percentuale delle mie preoccupazioni non parla la mia lingua e la maggior parte delle nostre conversazioni avvengono solo nella mia testa. Parlare per telefono non è mai stato un mio talento e comunque non ho tempo.

Mi ritrovo di martedì sera seduta davanti allo specchio d’acqua di Piazza della Borsa (che hanno fatto ieri, apparentemente), consapevolmente e colpevolmente in ritardo per il mio turno, a pensare che è solo martedì (mio acerrimo nemico), mentre in un batter d’occhio mi renderò conto che siamo già a giovedì e che neanche questa settimana ho dormito abbastanza.

Dicevo, 5 chili in più che però sono abbastanza difficili da prendere, per la serie di ragioni sopra elencate. Comunque ho ancora fame. Ci vuole un dolce. Gelato. Ho del gelato? Sì, una collega l’ha comprato secoli fa e ha detto che se volevo potevo mangiarlo. Ci sarà ancora?

C’è ancora.

E dire che una volta avrei voluto essere ancora più magra di così. Forse stavo cercando di sparire.

Bordeaux. Assurdo. La città non è niente di speciale ma come tutte le cose che durano un po’ (ieri erano 3 mesi che sono qui, ma veramente già 3 mesi?) inizia ad avere i suoi angoli, le sue storie, i ricordi. Maledetti, maledettissimi ricordi. Anche oggi ti ho pensato, l’ultimo e uno dei soli a cui ho creduto per davvero, anche se me lo hai concesso per poco. Ho pianto sotto la doccia, è strano perché non ti dà l’idea di quanto stai piangendo.

Sì, oggi è stata una giornata nera. E no, non è quel periodo del mese. Io quando ho il ciclo, da quando ho di nuovo il ciclo (3 mesi dopo 2 anni senza) sono serena ed in pace (altro segnale che mi dice che sono una macchina da guerra per quel che riguarda la riproduzione / trasmissione genetica). Però è quel periodo dell’anno. Oggi è il 10 aprile. Oggi, un anno fa, dormivo per l’ultima notte in quella stanza di Milano, di Cimiano, dove ho passato i momenti più belli e più atroci della mia vita. Ci dormivo un paio di ore, gli occhi pieni di pianto, dopo che Lui (the one and only) mi aveva confessato che sì, stava con un’altra. Gli avevo restituito le sue ultime cose, mi ero fatta ridare i soldi che mi doveva. Avevo anche chiesto il tuo intervento per farmeli restituire, ti ricordi? Non era stato necessario alla fine.

Una foto mi riporta indietro di un altro anno. C’era un evento della design week, come la adoravo! Era a Lambrate, sempre Lambrate, io ci ero andata con Lui ed eri venuto anche tu, dio come non vi sopportavate. Ci eravamo ubriacati e ci eravamo sfiorati, ci eravamo toccati le mani ed i nervi e la mente, è stato un minuto, te lo ricordi? Ti ho trovato più tardi a stendere una botta sul telefono, le mani nere dal lavoro, perso come sei stato per tutto questo tempo… Era esattamente due anni fa.

Torno all’anno scorso: la mia ultima notte a Milano. Ben prima dell’alba, quell’alba che aspettavo da una vita ed invece in quel momento temevo più di ogni altra cosa, avevo raccolto le ossa e i bagagli (era tutto così pesante) e mi ero trascinata all’aeroporto.

Un anno esatto fa a quest’ora morivo senza sapere se sarei rinata dalle ceneri. Un anno dopo mi sono vista rinascere e morire un numero indefinito di volte, ho vissuto più vite di quante pensavo avrei potuto avere, ho amici del cuore che non credevo avrei mai potuto trovare ma forse non rivedrò mai, mi sento così fortunata e felice nonostante tutto lo schifo, le promesse non mantenute e le bugie che mi sono piovute addosso anche durante l’ultimo anno.

Questo è stato il cambiamento più grande di tutta la mia vita, ho sconvolto tutto! E adesso eccomi qui. 365 giorni, vari ragazzi di varie nazionalità (Cippo dimmi la verità sono la prima ad aggiungere la bandiera su Israele?), qualche migliaio di euro spesi dove non dovevo, tot pastiglie inghiottite linee tirate cartoni mangiati oggetti fumati, un paio di tatuaggi in più e un’autostima che inizia a prendere forma in qualche maniera.

Un anno fa a quest’ora quell’aereo mi portava in salvo da tutte le mie peggiori paure, e nonostante tutto io continuo e aspetto e cerco. Un giorno questo dolore ti sarà utile. Ed oggi più che l’11 aprile scorso.

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